Ribellarsi ad un governo criminale.

RibelliNegli ultimi mesi assistendo a queste ripetute “rivoluzioni” ho discusso sul se e come un popolo possa ribellarsi (davvero) ad un governo criminale, questa è una breve sintesi delle conclusioni alle quali sono giunto.

L’esistenza dei governi si basa su un patto sociale, migliaia di pagine sono state scritte e molte vite spese per giungere a sancire, in ultima analisi, che in una nazione tutti i cittadini dovrebbero avere pari diritti e pari doveri oltre ad essere eguali innanzi alla legge.

Fintanto che i governanti non si arrogano troppi più diritti del dovuto e non sfuggono troppo ai propri doveri, la tradizione e l’inerzia fanno si che tutto proceda regolarmente, ma allorché i governanti iniziano ad imporre decisioni che non sono nell’interesse dei cittadini, bensì loro, di loro mandanti o di potenze straniere, sia che ciò avvenga a insaputa dei cittadini o ottenendone l’appoggio grazie ad una macchina propagandistica opportunamente asservita, da questo momento il patto sociale è nullo ed il governo diventa un nemico da abbattere, un entità sostanzailmente criminale che pretende ancora, e più che mai, di esercitare il monopolio della violenza, ma ne ha perso completamente il diritto.

Gli uomini che da lungi vedono il patto frantumarsi hanno il dovere di avvisare i propri concittadini, pagando il prezzo che questa scelta comporta, ma viene il momento nel quale anche i miopi, anche coloro che osservano da una posizione non sufficientemente elevata, si rendono conto che chi avrebbe dovuto tutelare, in primis, i loro diritti ha compiuto e compie su di essi violenza in maniera sistematica e continuata, questo è il momento nel quale gli uomini che intendono conservare l propria dignità, hanno il dovere di opporsi ai governanti marci, ai burattini e, soprattutto, ai burattinai.

Data la sproporzione di forze logistiche e militari in campo, un popolo che volesse opporsi ai suoi governanti dovrebbe farlo, in maniera drastica, simultanea e, per quanto possibile, improvvisa, si deve evitare quello stillicidio di azioni che porta un governo, che si suppone avesse in partenza almeno la parvenza di una democrazia, a “cilezzarsi” (lo ammetto, pessimo neologismo).

Nessun uomo dovrebbe gettare via la sua libertà, o peggio la sua vita, in azioni che non siano decisive, lo stesso vale per i gruppi per quanto grandi possano essere,  quando un governo è criminale non ha senso scendere in decine o centinaia di migliaia in piazza solo per chiedere che cessi le sue attività, a meno che non si sia pronti ad appoggiare la richiesta con un opportuno uso della forza, altrimenti quello che si ottiene e è uno sfogo per il malcontento popolare, che invece va canalizzato, oltre a prestare il fianco ai governanti che hanno buon gioco nello strumentalizzare tali iniziative, infiltrarle, farle apparire violente e reprimerle, con tanto di applausi da parte di chi ormai non è più in grado (se mai lo è stato) di interpretare la realtà di ciò che avviene.

Il tutto potrebbe risolversi con il popolo che, esasperato,  scatena la sua furia cieca, di fronte alla quale la forza armata del governo potrebbe liquefarsi (evento raro), ma questa è una fase da evitare dato che si raggiunge, tipicamente, quando i governanti hanno già dato fondo al loro repertorio di violenze, hanno già trasformato le forze armate in un ricettacolo di aguzzini, il popolo avrà già pagato un prezzo troppo alto, ed alla fine avrà il fiato troppo corto, sarà troppo stanco e “sazio” per opporsi ad un nuovo e metodico asservimento, rendendo la ribellione un completo fallimento, per giunta dalla violenza cieca concimata dal sangue non nasce nulla di buono, e questa è una cosa da tener sempre presente.

Quello che dovrebbe fare chi intende ribellarsi è osservare il quadro complessivo, individuare aree in cui il malcontento è maggiore, non correre dietro alle sirene e alle luci del sistema, ma restare calmo, pacato, tenersi pronto e propagandare questo modo di vedere ed agire.

Il punto cardine ora è evidentemente “quando e dove”, cercare di coordinare una singola forza abbastanza grande da opporsi ad uno stato a livello nazionale è pura fantasia, si verrebbe catturati e trattati di conseguenza al primo accenno di un simile tentativo, verrebbero arrestati tutti gli uomini “nodali” rendendo impossibile una ribellione per lungo tempo.

Quello che invece è utile fare è che ogni singolo gruppo decida di agire secondo quanto su esposto, evitando rigorosamente contatti sistematici con gli altri gruppi, ma concordando sul fatto che ogni singolo gruppo agirà solo quando si avrà intenzioni di portare l’azione fino alle estreme conseguenze, non c’è affatto bisogno che tutti parlino con tutti per far prevalere questa logica, basta solo che l’idea circoli.

Sul quando agire la decisione spetta ad uno qualunque dei gruppi localmente organizzati, si dovrà aver cura di inserirsi in un qualche evento che preveda la presenza di un gran numero di cittadini, una manifestazione supposta pacifica, un importante evento sportivo o religioso sperando di avviare un effetto valanga, si deve cercare la suporiorità militare istantanea e puntuale (ossia in un dato posto ed in un dato momento) per un azione di innesco, l’azione dovrebbe essere drastica per dare il “la”, l’entità dell’azione dovrebbe essere tale che nessuno possa dubitare che qualcosa di diverso stia accadendo, solo in questa particolare circostanza non solo si potrebbe ma si dovrebbero usare tutti i mezzi telematici per trasmettere l’informazione, creare caos, ci sono sistemi per far in modo che chi deve sappia sempre distinguere il grano dal loglio e vanno usati, comunque si devono creare le condizioni affinché il campo della prima battaglia venga conquistato, le forze del governo presenti vanno combattute, arrestate e disarmate prima che riescano a coordinarsi e a darsi reciproco supporto, nel momento in cui ciò avverrà la massa di persone presenti e la potenza di fuoco acquisita dovrà essere usata con efficienza e solerzia per ottenere che le forze inviate in seguito si trovino di fronte ad un out out, ritirarsi o compiere una strage, se il governo non sarà in grado di schierare in quel punto e in quel giorno le sue forze “migliori” vi à una possibilità di successo, che comunque sarà traballante.

Per quanto improbabile e complicato sia cogliere questo tipo di successo e per quanto non sia decisivo per ridare ad un popolo oppresso la libertà e la dignità questa sarebbe l’unica strada percorribile visto che le altre, ad esempio l’appoggio di una potenza straniera, o l’appoggio di un qualche elemento (un generale o un leader politico di “opposizione”) del sistema porterà semplicemente ad un cambiamento di guardia nella tirannia.

Quello che si dovrebbe fare dopo, ossia dare al popolo modo di scegliersi un nuovo governo che sia oggettivamente migliore del precedente, è probabilmente ancora più complicato, ma per l’appunto, viene dopo.

3 pensieri su “Ribellarsi ad un governo criminale.”

  1. Il governo attuale è criminale, la legge è diversa da persona a persona, non esiste giustizia, la sanità italiana è da terzo mondo, nelle scuole ci sono professori incapaci e le cose non funzionano. E allora?

    Quello che non capisco è il motivo per cui tu, io, o altri dovremmo impegnarci per creare un governo migliore?

    #commento editato#

  2. Ciao, come vedi ho editato il tuo commento, che nell’ultimo passaggio era un po troppo acceso, ma se vuoi lo rimetto come era, non intendo limitare la tua libertà di espressione, solo invitarti alla riflessione.

    Ora rispondo alla tua domanda,perchè noi dovremmo impegnarci per creare un governo migliore: per quanto concerne me lo faccio perché avverto l’imperativo morale di fare quel che è secondo me giusto, dare un miglior governo ad una nazione (qualunque nazione) è giusto in virtù del fatto che garantisce maggior felicità per tutti, ed in particolare anche per se stessi. In sub ordine, è una cosa difficile, e a me piacciono le cose difficili.

    Sul perchè dovresti farlo tu, posso solo fare delle ipotesi, diciamo che se un governo è pessimo, i governanti che lo compongono sono pessimi, quindi avranno probabilmente compiuto azioni che al di la della loro “legalità” (concetto che per me non significa nulla quando un governo è criminale) sono immorali, QUESTE persone sono da PUNIRE, molto meglio che prendersela un po con chi capita ;).

  3. nella storia grandi personaggi ci hanno lasciato grandi messaggi….. in primo piano il che, marx, william wallace, gandhi, e in italia galimberti zanotelli e altri ancora…. messaggi di sveglia per i giovani….. non facciamo si che questa parte di storia vada perduta in favore del triste potere dei pochi

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