CANCRO DELLA TIROIDE: IN ITALIA AUMENTO ECCEZIONALE… LA CAMPANIA? NON CI SONO DATI!

 

L’inquinamento radioattivo è il più’ pericoloso, il più’ diffuso e il più’ negato a tutti i costi con forza da tutto lo Stato (con in testa i Servizi Segreti) ! E’ oggi accertato in Italia un eccezionale aumento del cancro della tiroide in Italia , con vertiginose differenze tra regioni.

Tale eccezionale incremento di cancro alla tiroide è dovuto alla migliorata capacita’ diagnostica, non certo, neanche per ipotesi, ad un deciso incremento dell’inquinamento ambientale….specie di radiazioni  non certo provenienti da chernobyl….Oggi sappiamo che esiste un eccesso di cancro alla tiroide nel Lazio, ma ricordiamo pure che quando c’e stato l’incidente a Fukushima, abbiamo appreso da tutti i giornali e dalla protezione (in)civile che ROMA ERA PIU’ RADIOATTIVA DI TOKYO (ricordate?).

Ma l’ipotesi inquinamento non esiste! Non si deve fare! Nel Lazio, coi suoi ospedali efficienti, è di gran lunga migliore la diagnosi precoce! Le scorie di materiale radioattivo depositate  (plutonio compreso, documentato da Report) non c’entrano nulla……e la Campania? non c’e, perche’ non ci sono proprio i dati….senno’ Chernobyl diventava luogo di salubre villeggiatura al confronto della provincia di Caserta……CHE VERGOGNA!!!

Cancro tiroide, frequenza anche 5 volte diversa tra Regioni

Roma, 24 feb. (Adnkronos Salute) – In Italia crescono i casi di tumore alla tiroide, ma i rischi non sono uguali lungo lo stivale. Sono infatti notevoli le differenze regionali nella frequenza dei casi, che possono variare anche di 5 volte. L’aumento riguarda per lo più i tumori papillari (quelli a migliore prognosi) con i tassi di incidenza più alti in Emilia Romagna e nel Lazio. Al contrario, i tassi d’incidenza più bassi sono stati riscontrati soprattutto in Piemonte, la Lombardia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Sono alcuni dati di uno studio realizzato dal Centro di riferimento oncologico di Aviano (Cro) e pubblicato sulla rivista statunitense Thyroid e secondo il quale la crescita di casi è legata in larga parte alla maggiore capacità di diagnosi.

La ricerca è partita dal dato, poco noto anche tra i medici, che indica come il tumore alla tiroide abbia fatto registrare, tra il 1991 e il 2005, in Italia e nel resto dei Paesi industrializzati, il maggior incremento di nuovi casi. Il Centro di riferimento oncologico di Aviano ha indagato – utilizzando i dati più recenti dell’Associazione italiana dei registri rumori italiani (Airtum) – le possibili cause di questo aumento. Il primo dato è che tutte le classi di età sono state coinvolte, con un picco nella fascia 45 – 49 anni per le donne e 65 – 69 anni per gli uomini. Sono emerse, inoltre, le forti differenze regionali, spiega Luigino Dal Maso, ricercatore presso la struttura di Epidemiologia e Biostatistica di Aviano.

Per fare chiarezza il ricercatore Dal Maso afferma che le tipologie di tumore alla tiroide sono quattro: papillare (circa l’80%, bassissima mortalità), follicolare, midollare e anaplastica (il 2%, la prognosi molto severa). I principali fattori di rischio accertati sono l’esposizione a radiazioni ionizzanti, la presenza di patologie benigne precedenti (in particolare di noduli benigni e gozzo), la carenza di iodio e, probabilmente, l’obesità. “I risultati della nostra ricerca condotta in tutta Italia – dice Dal Maso – escludono che l’eventuale esposizione alle radiazioni post-Chernobyl possano aver provocato un aumento dei tumori della tiroide. Come pubblicato da Nature nel 2011, l’incidente di Chernobyl ha provocato una esposizione di circa 0,3 milliSievert (mSv), pari a circa un decimo dell’esposizione naturale a radiazioni ionizzanti. Una esposizione, quindi, che non può spiegare il diverso aumento dei tumori della tiroide nelle regioni italiane“.

Non esiste peggior cieco di quello che non vuole vedere e peggior sordo di quello che non vuole sentire!

 

Dott. Antonio Marfella

tossicologo e oncologo

 dell’Ospedale Fondazione Pascale

3 pensieri su “CANCRO DELLA TIROIDE: IN ITALIA AUMENTO ECCEZIONALE… LA CAMPANIA? NON CI SONO DATI!”

  1. … inizio 2000 alla domanda, quale potrebbe essere stata la causa del mio carcinoma papillifero alla tiroide?…vari medici interpellati, prima dell’intervento, dicevano boh, quasi certamente…ereditarietà, però mia mamma ed i miei nonni non hanno sofferto di questo male, solo un endocrinologo se ne uscì “Cernobyl”…

    1. Tanto senza un registro tumori possono dire quel che vogliono e nel contempo i cittadini non possono far valere i propri diritti in tribunale.
      Nulla è casuale.

      Tiziano

  2. Dopo l’emergenza BSE sono stati bruciate tonnellate di farine e di carcasse bovine anche nei termovalorizzatori per rifiuti urbani, a partire dal dicembre del 2000, producendo diossine in gran quantità e senza nessuno scrupolo e serio controllo.
    Negli ultimi quindici anni sono stati aperti cantieri d’ogni genere, sopratutto quelli per le grandi opere, ed è aumentato il trasporto di cemento, compostati e granulati per l’edilizia, il che ha prodotto un aumento di micropolveri pericolose per la salute. Se consideriamo che ormai nei sottofondi stradali vengono impiegate scorie industriali d’ogni sorta, previo una virtuale inertizzazione, possiamo cominciare a capire quali altre fonti di inquinamento ormai attentano alla nostra salute. Nel cemento e nel calcestruzzo vengono smaltite ceneri e scorie di camini industriali, scorie metallurgiche e fanghi ceramici… per non parlare dei compost ricavati da rifiuti campani che giungono in Emilia per essere utilizzati nei lavori di ripristino idraulico o come concime per campi di granoturco e barbabietola.
    Servirebbe uno studio serio anche sugli effetti delle antenne dei ripetitori della telefonia mobile, che ormai pullulano selvaggiamente senza alcun riguardo almeno verso gli obiettivi sensibili.
    Le ecomafie molto attive tra Lombardia ed Emilia possono aver contribuito a seppellire nelle varie arie di cava proprio tutti quei rifiuti radioattivi altrimenti ingestibili, a partire dai fanghi ceramici.
    La storia della SOGIN e dei rifiuti radioattivi che da Caorso dovevano essere smaltiti nel forlivese e che invece sono finiti per essere segretamente stoccati in provincia di La Spezia è stata spiegata molto bene da un giornalista che ha poi messo in rete su YouTube tutta la strana ed equivoca faccenda, sopratutto perché il rischio è che questi rifiuti finiscano seppelliti in mare.

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