Cosa sta succedendo ad Acerra?

Gli abitanti dei comuni di Acerra  e limitrofi  non riescono a sapere nulla di quello che avviene nell’interno e all’esterno dell’inceneritore, nonostante le continue rassicurazioni dell’a2a e dell’Arpac a tutt’oggi un cappa di omertà grava intorno all’inceneritore.

Godendo di una immunità, datagli in primis da tutti i governi che si sono succeduti da Prodi (ricordiamo il decreto che a Governo caduto emano coprendo le discariche e gli inceneritori con il segreto di stato) fino ad arrivare a Mario Monti dove con un vero e proprio diktat obbliga la Regione Campania a sborsare una somma rilevante per l’acquisto dell’inceneritore pari a 355 milioni di euro all’Impregilio. Ricordiamo inoltre che  il Comune di Acerra,  si è visto messo in mora dalla FIBE (Impregilo) con la richiesta di 1,7 milioni a titolo di smaltimento rifiuti.

Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 febbraio 2012 individua nei fondi Fas le risorse da cui trarre quei milioni. Dalla Regione fanno sapere che quei soldi sono già destinati a spese per investimenti infrastrutturali degli enti locali, nonché per far fronte ad indifferibili emergenze in materia di edilizia sanitaria, presentato ufficialmente ricorso alla Corte Costituzionale.

Saltano all’occhio subito due cose la prima e che si continua a drenare risorse vitali, bloccando nei fatti la sanità in Campania buttando all’ aria lo stato sociale, dall’altro si permette a chi ha provveduto a diffondere Diossina seminando morte, come l’impegilio, di uscire dalla vicenda in maniera pulita, chiudendo di fatto anche le proprie controversie giudiziarie guadagnandoci.

Nell’inceneritore attualmente sono attive tre linee su tre e bruciano circa 600mila tonnellate l’anno. Pari a 1650 tonnellate al giorno di trito vagliato da RSU di dubbia provenienza, poiché il flusso di origine ospedaliero e industriale non è mai stato separato da quello dell’RSU.

Sulle emissioni che produrrebbe l’inceneritore, nulla si sa, sulla bontà della strumentazione stessa cosa, l’a2a ci assicura che tutto va bene (Sic!)  insomma  fumo, è il caso di dirlo, più totale. Per quello che ne sappiamo, potrebbero usare anche solo gasolio e prenderebbero comunque i Cip 6, il tutto sotto controllo della sola Arpac che prima di entrare deve chiedere il permesso.

Intanato al di fuori dell’inceneritore nella piazzola adiacente si accumulano ecoballe che di eco non hanno un cazzo (mi si perdoni il francese) e la piazzola non è stata messa in sicurezza  per  il percolato, (che tranquillamente va in falda ricordiamo che li ci coltivano) né sistemata per la produzione di biogas con opportuni estrattori, i comitati ambientalisti di Acerra, come il “Comitato Donne del 29 Agosto” dopo mesi di lotta avevano chiesto ed ottenuto la rimozione delle stesse, e stranamente guarda caso,  hanno preso fuoco, balle ché né il governo né la Regione hanno mai fatto notare alla Impregilo che era obbligata a smaltirle.

Il modus operandi ormai collaudato ad arte è sempre quello, anche a Casalnuovo di Napoli in via San Giuliano, illo tempore, un incendio provvidenziale  “sistemò” una discarica abusiva di rifiuti tossici, i bidoni pieni di sostanze ancora oggi sconosciute nel prendere fuoco saltarono in aria fino a centro metri di altezza creando  una nube tossica enorme.

I Comitati denunciano che l’impianto non ha neanche l’autorizzazione integrale ambientale l’A.I.A. mentre da contraltare il Ministro dell’ambiente Corrado Clini si rammarica di come i nostri rifiuti danno energia e calore ad altri (il riferimento all’Olanda è chiaro) auspicando che a breve ci saranno altri tre inceneritori.

Una sola cosa è sicura tra tante incertezze,chi inquina seminando morte, ci guadagna  e chi rappresenta lo stato  ci piglia pure per il culo.

Bartolomeo Pepe

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