Perforazioni nei Campi Flegrei: Incontro all’osservatorio Vesuviano sul CFDDP

Questa mattina, a Napoli, presso la sede dell’Osservatorio Vesuviano in Via Diocleziano 328, si è svolta  una conferenza-incontro con i cittadini sul tema del CFDDP (Campi Flegrei Deep Drilling Project – Progetto di perforazione profonda nei Campi Flegrei).

Il direttore prof. Martini Marcello, dopo aver sottolineato che l’Osservatorio è la più antica entità a studiare i fenomeni vulcanici e che fa parte dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha introdotto l’argomento illustrandone i compiti e le finalità. Alla fine del suo contributo ha accompagnato i partecipanti nella sala operativa mostrando il lavoro che quotidianamente viene svolto in quel contesto: monitoraggio puntuale e costante del respiro della Terra. Soprattutto, sotto controllo, il terreno circostante con sensori e postazioni a Ischia, Pozzuoli, Matese, Vesuvio e Stromboli, i cui segnali, raccolti, vengono proiettati su tanti schermi per avere costantemente la visione d’insieme della situazione. I cittadini possono seguire su www.ov.ingv.it.

I particolari del progetto sono stati illustrati dal prof. De Natale Giuseppe che prima ha parlato delle caratteristiche geologiche della zona interessata poi, con illustrazioni e grafici, ha mostrato le possibili ricerche che possono ivi effettuarsi e la loro valenza scientifica. Infatti, ha spiegato che il progetto è finanziato dai Consigli nazionali di ricerche di vari Paesi nel mondo, quindi esso è parso interessante in campo internazionale.

Nella zona, anni addietro, furono effettuate 26 perforazioni con finalità di sfruttamento geotermico a varie profondità, mentre in luogo diverso sarà effettuato il lavoro corrente. Esso consiste in un pozzo, detto “pilota”, di circa 500 metri con sei obiettivi di cui, il più immediatamente apprezzabile è la collocazione di sensori di rilevamento sismico, deformativo e termico.

Sarà seguito da un pozzo “profondo” (poco più di 3000 metri) con altre cinque finalità le quali, riassumendosi, forniranno indicazioni sui meccanismi che generano i movimenti nella zona. Infatti oggi si tende ad abbandonare la tesi dell’origine magmatica in favore di quella che spiegherebbe  la pressione generata con la presenza di acqua e vapore riscaldato.

In pratica, una volta smontato il cantiere, il sito si avvantaggerebbe della presenza di rilevatori sismici ed altro che lo qualificherebbero come un grande laboratorio naturale di valenza  internazionale; il tutto, senza aver apportato modifiche o ingombranti strutture esterne, visto che esse occuperanno una superficie inferiore al metro quadro, utilizzata per la trasmissione dei dati via radio.

Sono seguiti domande ed interventi di comitati, di singoli cittadini, di attivisti del Movimento Cinque Stelle, di personalità politiche moderati dal prof. Luongo Giuseppe, precedente direttore dell’Osservatorio Vesuviano.

Pasquale Industria

7 pensieri su “Perforazioni nei Campi Flegrei: Incontro all’osservatorio Vesuviano sul CFDDP”

  1. DIREI CHE E’ OBBLIGATORIO SOTTOLINEARE CHE IL DIRETTORE DOTT. MARTINI HA CONFERMATO CHE DA SVARIATI ANNI L’UNICO PASSO FATTO PER APPRONTARE UN PIANO DI EMERGENZA PER I CAMPI FLEGREI E’ STATA QUELLA DI ISTITUIRE UNA COMMISSIONE NEL FRATTEMPO SI SONO MANGIATI CIRCA 2.000.000 DI EURO L’ANNO.

  2. I cittadini avevano chiesto trasparenza e l’Osservatorio Vesuviano l’ha loro gentilmente concessa… “Cosa vuoi di più dalla vita?” verrebbe da chiedersi davvero!… ps. Non inizio nemmeno l’elenco questa volta … Passo, gioco il jolly!…:D

  3. @ Minola: Salve, ci siamo incontrati ieri all’Osservatorio Vesuviano. Non capisco da dove proviene questa ‘informazione’ che la Commissione per i Piani di Emergenza si è ‘mangiata’ 2.000.000 all’anno. Per quanto mi risulta, i membri della Commissione vi partecipano a titolo gratuito, forse (ma non sono sicuro) al massimo con un gettone di presenza più che altro simbolico. Perché si continuano a diffondere notizie palesemente false su questo problema? Martini ha detto chiaramente che la Commissione, insediata da due anni circa, sta cercando di risolvere i numerosi problemi legati ad un piano di emergenza dell’area flegrea (primo fra tutti, come ho spiegato anch’io) la scelta dello ‘scenario’ ossia dell’eruzione di riferimento su cui calibrare il Piano. Abbiamo anche cercato di spiegarvi che approntare un Piano di Emergenza per l’area flegrea è un problema scientifico, e sopratutto una responsabilità, enorme; sicuramente a Piano ultimato ci saranno molti che lo contesteranno, proprio perché alcune decisioni dovranno essere necessariamente soggettive. Ha comunque anche detto che i lavori sono in uno stadio molto avanzato e che tra breve il Piano dovrebbe essere pubblicato. Noi abbiamo cercato cercato di mostrarvi, ieri, un’Italia e delle Istituzioni scientifiche che funzionano, e persone che fanno con dedizione il proprio dovere; al di là di tutti gli ‘stereotipi’ mediatici che ormai inquinano i rapporti Istituzionali ed interpersonali. Mi sembrava che molti dei presenti avessero compreso, o perlomeno intuito. Non mi sembra che meritiamo questo genere di insinuazioni buttate giù superficialmente sul web in pasto a tutti i cittadini. Cordiali Saluti.

  4. @ Giuseppe De Natale. Le rispondo perché ero presente anch’io all’incontro del 26 luglio all’Osservatorio Vesuviano. I cittadini ormai non si informano attraverso la stampa superficiale o “stereotipi mediatici”, ma seguono passo passo i diretti interessati, le Istituzioni e le loro dichiarazioni. Il 27 luglio, per esempio, al caffè Gambrinus c’è stato una incontro tra diversi comitati cittadini, rappresentanti politici e studiosi sulla questione CCDDP. Un consigliere de Verdi, ha dichiarato (articolo letto su Napolivillage.com): “Abbiamo apprezzato le ultime parole del Sindaco De Magistris di estrema cautela rispetto al secondo pozzo da 3500 metri – dichiarano il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli ed il capogruppo al comune del Sole che Ride Carmine Attanasio – ma continuiamo a chiedere con forza la realizzazione del piano di emergenza dei Campi Flegrei che incredibilmente ad oggi non è stato ancora realizzato. Dove sono andati a finire tutti i milioni di euro investiti per il piano? Perchè nessuno da risposte in proposito?” Il prof. Giuseppe Mastrolorenzo ha poi dichiarato: “La terra dei Campi Flegrei – ha spiegato la Prof.ssa Nunzita – non è a riposo. Il rischio in queste trivellazioni non è zero e non sono da escludere esplosioni”.”La sottovalutazione del rischio è il motivo di tante stragi avvenute negli ultimi anni sul pianeta. Senza un piano di evacuazione queste trivellazioni e queste ricerche non servono a salvare la popolazione da un disastro. E’ strano che neanche io riesco ad avere notizie chiare di quanti soldi sono stati spesi per il piano di emergenza “fantasma” dei Campi Flegrei”.”
    All’incontro del 26 luglio con l’INGV ho provato a chiedere come mai “membri di uno stesso Istituto avessero opinioni tanto diverse”, domanda che credo fosse di interesse comune, ma la risposta non l’ho avuta, visto che sono stata interrotta , “boicottata” e Lei non mi ha potuto nemmeno rispondere. Al punto che ho dovuto dire la tanto assurda cosa: “Il dott. De Natale mi può rispondere in un’altra vita, se vuole, ma mi faccia terminare.” Ho dovuto rispondere in tal modo al dott. Giuseppe Luongo, a mio avviso, inadatto “mediatore”, perché non neutrale.
    Un’altra domanda che avrei voluto fare, ma vi ho rinunciato, è quella sulle motivazioni addotte dall’INGV sulla scelta del luogo, cioè Bagnoli. Il 26 Lei ha dichiarato che Bagnoli è stata scelta perché l’INGV pochi dati sull’area orientale della Caldera, se non ho capito male, ma non credo. In una riunione del 24 maggio scorso di cui ho letto il resoconto stenotipo, alla quale hanno partecipato consiglieri comunali e studiosi dell’INGV (compreso il dott. Martini e il prof. Luongo) il prof. Bendetto De Vivo, ha citato una Sua dichiarazione sulla scelta del luogo. Cito De Vivo.: “Il dott_ De Natale ha dichiarato: “Questo programma è lo studio stratigrafico per ricostruire l’attività eruttiva dell’area di Bagnoli, che è, poi, quella più importante perché più densamente abitata”. Questa è una verità per il pubblico napoletano. Vediamo la verità scientifica, che gli stessi autori scrivono su riviste scientifiche, lavoro non ancora pubblicato. Ne sono a conoscenza perché –ahimè – nel mondo internazionale, forse qualcuno mi conosce e qualcuno mi usa come riferimento. Gli stessi autori scrivono (sta scritto, se volete ve lo leggo in inglese) che è obbligata Bagnoli, perché Bagnoli “it is presently and sparsely inhabited zone of Naples – è una zona disabitata – which therefore deep volcanological and geothermal investigation – che quindi consente di fare indagini profonde vulcanologiche e geochimiche – as well as requalification in terms of cleary and renew resources news – quindi sfruttamento di risorse – in contrast whit the other…”, sentite, questa è la cosa più bella: “in contrast with the other peripheral areas, where the high population density (…) – quindi, in contrasto con le altre zone periferiche, dove l’alta densità di popolazione pone limiti e impedisce questo tipo di attività”.
    Se quanto da Voi dichiarato su una rivista scientifica a proposito dell’area Bagnoli, cioè che io e gli altri abitanti della zona costituiamo solo una popolazione poco numerosa e quindi … La ringrazio vivamente. Ma, a parte ciò, le motivazioni sono in contraddizione: alla cittadinanza si dichiara una “verità”, alla comunità scientifica un’altra. Io ho solo riportato le dichiarazioni del prof. De Vivo, che so essere Ordinario di Geochimica dell’Università Federico II.
    Un’ultima osservazione e chiudo, a proposito dell’ amianto, che ho citato all’incontro e su cui, mi spiace ricordarglielo, ma Lei ha riso, dicendo che dove avete trivellato non c’è. Bene: a parte che è di dubbio gusto ridere sulla parola “amianto” quando si parla della zona ex-Italsider, visti i circa 500 decessi per mesotelioma provocati da questa sostanza negli operai, a parte gli orfani dei morti che ancora si ammalano, ma io (ignorante cittadina agnostica che ascolta e cita le Istituzioni) ho nominato la bonifica, perché proprio un paio di mesi fa sono stata ad un incontro con il presidente di Bagnoli Futura (dott. Omero Ambrogi), che invece ha dichiarato che i giovani che avevano occupato la zona dell’Exitalsider (un edificio) di là se ne dovevano andare perché quella “è una zona post-industriale NON bonificata”. E lo sportello ex-Italsider occupato dai ragazzi di “Bancarotta” è molto vicino alla trivella (che vedo da casa, quindi lo so). Insomma: le Istituzioni si dovrebbero mettere d’accordo tra loro, penso.
    A questo punto, aggiungo solo che: 1. Alcuni cittadini non si informano dai giornali “scandalistici” o dagli schiamazzi da web, ma seguono le Istituzioni e gli addetti ai lavori nelle loro dichiarazioni e azioni. E li citano sul web. 2. Alcuni cittadini hanno ottima memoria e quindi, confrontando dichiarazioni contraddittorie da parte delle Istituzioni, queste perdono credibilità ai loro occhi. 3. Il Nick che mi sono scelta per questo Blog va, casualmente, benissimo per l’argomento. Ulisse impiegò 20 anni a tornare a Itaca. Bene: il piano d’emergenza è previsto da 20 anni e i cittadini non lo hanno ancora. La bonifica si attende da 20 anni è non stata mai completata, i cittadini non l’hanno ancora. Conclusione: W Ulisse. Lui almeno in 20 anni ce la fece!
    Cordiali saluti
    (Adriana Silvestro, una cittadina “inhabitant” per l’INGV …)

  5. @Prof.GiuseppeDeNatale, prendo atto dei suoi chiarimenti in ordine alla circostanza che la commissione si riunisce percependo al massimo solo un gettone di presenza, ma comunque resta il fatto che la Protezione Civile a mio avviso, troppo spesso nel nostro paese, è intervenuta solo per far fronte alle emergenze venutesi a creare per mancanza di prevenzione del rischio sia che si tratti di rischio vulcanico ma anche idrogeologico, industriale, sismico etc, potrei citarle dei casi ma penso che almeno su questo non ci possono essere discordanze di pareri tra me povera cittadina e Lei rappresentante della comunità scientifica. L’occasione nata dal dibattito venutosi a creare tra cittadini ed istituzioni in merito al progetto di perforazione profonda nei Campi Flegrei ci offre una grande opportunità, trasformare la nostra protezione civile in qualcosa che davvero serva a proteggere i cittadini e non a soccorrerli. Spero quindi che il piano di cui trattasi sia effettivamente pronto a breve e sia una priorità rispetto al progetto di perforazione profonda e soprattutto che sia calibrato in modo da considerare anche gli scenari più disastrosi in modo da offrire una garanzia in più ai cittadini.Se questo non dovesse accadere come è mio diritto cercherò di contrastare con gli strumenti democratici a mia disposizione tale determinazione. Certa della sua capacità di comprendere che a volte nelle espressioni del dissenso ci si può lasciare andare quando è in gioco la vita nostra e dei nostri figli, Le invio cordiali saluti, auspicandomi e assumendo la responsabilità che per il futuro si possa continuare a dialogare nel merito.

  6. @minola: Sia chiaro che il fatto che siamo ‘componente’ della Protezione Civile Nazionale, non vuol dire che abbiamo sotto controllo l’intero Dipartimento. Quindi, non era e non è mia intenzione, nè ne avrei diritto e competenza, di giustificare qualunque operazione del Dipartimento. Che alcuni casi di gestione delle emergenze, come ad esempio il caso dei terremoti di L’Aquila, potevano essere condotti meglio, è cosa su cui molti di noi possono essere d’accordo. Come sono assolutamente d’accordo che l’obiettivo fondamentale della Protezione Civile deve essere quello di prevenire le emergenze. Infine, sono anch’io assolutamente convinto che debba esserci al più presto un piano di emergenza per il rischio vulcanico nell’area flegrea. E non creda che io non abbia preso e non prenda le mie responsabilità di fronte alle Istituzioni, anche criticando scelte che non condivido; solo che non le scrivo sui giornali, ma le indirizzo a chi di dovere. Il problema è un’altro. Nessun piano di emergenza può sostituire o ‘surrogare’ la conoscenza scientifica, che anzi deve esserne il presupposto. Nessuno pensi che basti sguinzagliare le forze dell’ordine in giro per la città per proteggersi da un’eruzione vulcanica. L’unica possibile protezione è data dalla conoscenza dei fenomeni, quanto più dettagliata possibile. Conoscenza che, purtroppo, per il grado di rischio dell’area flegrea, è oggi ancora lacunosa. Per questo nascono progetti come il CFDDP: è assurdo pensare che il rischio sia l’indagine scientifica e non quello vero, cioè il vulcano. Abbiamo aperto un sito web sull’argomento con molte informazioni dettagliate (https://sites.google.com/site/cfddpproject/), vi invito a consultarlo, e di nuovo dò la mia piena disponibilità, e quella del mio Istituto, a continuare a dialogare con voi e con tutti i cittadini.

    @Itaca: il fatto che ricercatori diversi abbiano opinioni diverse è assolutamente normale, connaturato al concetto di dialettica scientifica. Non è invece normale che alcuni ricercatori critichino in maniera aspra un progetto scientifico sui quotidiani e nelle assemblee, senza sentire il bisogno di discuterlo e confrontarsi prima di tutto nei consessi scientifici, e addirittura senza neanche conoscerlo nei dettagli. Che poi ricercatori di un Istituto Pubblico critichino sui mass-media in maniera eclatante e senza portare argomentazioni scientifiche all’interno dell’Istituto stesso, un Progetto del loro Istituto, come addirittura rischioso per la popolazione, penso che sia effettivamente anomalo, leggi sul pubblico impiego alla mano; ma la soluzione di tale problema spetta prima di tutto alla coscienza del ricercatore, poi alla volontà dei vertici dell’Istituto. A me spetta soltanto discutere i contenuti scientifici di tali critiche. Contenuti purtroppo assenti, perchè queste critiche sono riportate non in termini scientifici e non nei consessi scientifici appropriati. Invito anche Lei a consultare il già citato sito web CFDDP, dove potrà trovare molte risposte ai Suoi quesiti, oppure formularne altri ai quali risponderemo. Non voglio invece commentare queste presunte ‘esibizioni’ di De Vivo, che peraltro conosco bene, estrapolate da articoli di giornali o da ‘presunti’ articoli scientifici che dice di avere in mano. Per quanto riguarda le motivazioni della scelta di Bagnolifutura, di nuovo la invito a consultare il sito web: vedrà che capirà bene quali siano stati i criteri, indipendentemente dalle ‘boutades’ del ricercatore da Lei menzionato. Ribadisco che le critiche di queste persone non sono ‘serie’ scientificamente in quanto appunto ‘sfuggono’ alle normali procedure di dibattito scientifico. Per farLe un esempio, io (o qualunque altro vulcanologo) potrei molto facilmente farmi pubblicare un’intervista da un qualsiasi giornale o canale TV annunciando un gravissimo rischio di eruzione nell’area flegrea o vesuviana: giocando un pò con le parole, e dicendo più o meno la verità ma in senso ‘sensazionalistico’ riuscirei senz’altro a far notizia sui media, ed a preoccupare notevolmente la popolazione. Su questi temi ‘bollenti’ purtroppo saremmo tutti bravi ad esibirci; il vero problema, ed il nostro vero dovere, è invece quello di trovare gli strumenti scientifici per mitigare il rischio, non per spaventare la popolazione dicendo cose più che ovvie. Il rischio vulcanico, nell’area Napoletana, è il più alto al Mondo, e non servono gli articoli sui quotidiani di De Vivo, di De Natale o di chicchessia a dimostrarlo. E non capisco neanche perchè Lei dice che Luongo sarebbe ‘non neutrale’; Luongo è un vulcanologo, non coinvolto direttamente nel Progetto CFDDP, di provata capacità e serietà, che ha gestito in maniera impeccabile come Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, negli anni ’80, la più grande emergenza di Protezione Civile in Italia: il bradisisma flegreo.
    Per quanto riguarda l’amianto, non ho riso affatto, perchè lo considero un problema serissimo, anche perchè io stesso vivo nell’area di Fuorigrotta-Bagnoli. Ho sorriso, in maniera liberatoria, quando Lei lo ha menzionato, perchè quando abbiamo analizzato i reflui di perforazione, anche nei primi 10 metri di profondità, non abbiamo trovato traccia di amianto, ed anzi i materiali erano assolutamente scevri da qualunque elemento inquinante, tutti essendo molto al di sotto non solo dei limiti di legge, ma anche di ciò che si potrebbe immaginare in un sito ex-industriale di quella portata. Abbiamo i risultati delle analisi certificate, che pensiamo di mettere in rete.
    Cordiali Saluti.

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