ERF European Redemption Fund, addio gioielli di famiglia

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Il parlamento Ue ha detto ”si” alla creazione di un Fondo europeo di ”redenzione” l’ European Redemption Fund, (ERF).

La proposta, formulata dal Consiglio degli esperti economici della Cancelleria tedesca Angela Merkel, prevede di far confluire nel Fondo l’importo dei debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parte eccedente il 60% del PIL. L’ERF emetterebbe titoli, per complessivi 2.300 miliardi di euro, secondo i calcoli dello stesso Consiglio degli esperti economici) per una durata massima di 20-25 anni garantiti dal gettito delle imposte riscosse a livello nazionale e da asset pubblici, in particolare, riserve auree e di valuta estera dei Paesi assistiti. Gli Stati sarebbero dunque tenuti a rimborsare il fondo entro il periodo indicato 20-25 anni, durante il quale dovrebbero raggiungere (come già imposto peraltro dal Patto di stabilità e dal Fiscal compact) la soglia del 60% di debito/PIL, garantendo una gestione virtuosa dei conti pubblici ed evitando il rischio di azzardo morale.

Secondo i calcoli degli esperti economici tedeschi, l’Italia parteciperebbe al Fondo con una quota parti al 40% (la più alta tra i Paesi partecipanti), e per rimborsare il suo debito entro il termine stabilito (20-25 anni) dovrebbe produrre ogni anno, assumendo una crescita annua del PIL nominale pari al 3%, un avanzo primario pari al 4,2% del PIL. A loro avviso, il raggiungimento di questo obiettivo richiederebbe una rigorosa disciplina fiscale, annullando di fatto il rischio di azzardo morale, ma produrrebbe nel contempo una consistente riduzione dei costi di rifinanziamento del debito. In assenza del Fondo, infatti, per ridurre il debito al di sotto del 60%, l’Italia, assumendo un tasso di interesse sui titoli di Stato pari al 7%, dovrebbe assicurare un avanzo primario superiore all’8% del PIL.

Gli Stati partecipanti devono garantire l’introduzione di norme vincolanti, di rango costituzionale, che assicurino il pareggio di bilancio (come l’Italia ha già fatto), in mondo da evitare che la quota di debito non compresa nel Fondo non ecceda nuovamente la soglia del 60% del PIL.

In pratica, questo fondo andrà a pignorare le entrate tributarie, dato che abbiamo un debito pubblico superiore al 60% del Pil (oltre il doppio), per un ventennio circaL’Italia verserà in questo fondo 954 miliardi di euro. Il colmo è che per dare garanzie il fondo, lo Stato italiano, che sarà per così dire beneficiario di questo vero e proprio “pignoramento“, dovrà tirare fuori le proprie riserve di oro, unica certezza rimasta, in quanto il prezioso metallo è l’unica “valuta” universalmente riconosciuta e accettate che non dipende dagli sbalzi d’umore dei mercati finanziari e dalle legnate delle agenzie di rating. Una volta messo l’oro sul piatto, il fondo procederà a pignorarci le entrate tributarie fino al 2035. Ovvio che se le tasse non bastano questi si beccheranno tutta la riserva aurea.

Ci stanno trasportando (anzi… già ci siamo) per gradi in una dittatura europea centralizzata, oligarchica e plutocratica.

Con il falso problema del debito pubblico divenuto erroneamente il male assoluto solo perché ci hanno tolto gli strumenti per rifinanziarcelo da soli, ovvero la sovranità monetaria, ci stanno trasportando dolcemente (e maliziosamente all’oscuro) con sobria austerità nel totalitarismo europeo.

L’Erf è solo l’ennesimo fondo gestito da un’organizzazione intergovernativa e finanziaria anonima, non eletta dal popolo, sul quale non potremo avere nessun tipo di informazioni, in quanto la documentazione è stata dichiarata secretata e inviolabile.

Se questa non è dittatura, lascio a voi l’onere di trovare il nome che più gli si addice…Ma tornando al redemption fund, in cambio dell’obbligo (controllato a vista da ispettori) a pagare una sorta di mega mutuo per azzerare il debito sopra il 60% esso offre tassi quasi tedeschi, si stima circa 0.8-1 punto percentuale superiore al Bund tedesco, forse addirittura uguale.

Non è poco, si tratta di uno sconto gigantesco rispetto ai tassi che l’Italia ha sempre pagato sul suo debito, solo che questa volta vanno restituite anche quote di capitale.

Ovviamente il rischio sta nell’escussione della garanzia. Cioè se l’Italia ritardasse o non effettuasse i pagamenti previsti scatterebbero clausole automatiche sul nostro patrimonio e cioè che l’oro fisico di ciascuna banca centrale europea venga trasferito temporaneamente alla BCE la quale farebbe da garante e da “banco” per punire chi sgarra.

Mediobanca stima che, per l’Italia, durante i primi anni di attività dell’Erf, circa l’8% delle entrate fiscali dovrebbe essere asservito al meccanismo di redenzione, ma la percentuale si ridurrebbe con il passare degli anni, riducendosi a meno del 3% nell’ultimo decennio di vita del Fondo…ciò non è credibile in quanto la grave e continua crisi economica non consentirà all’Italia di far crescere il suo Pil e, allora, addio beni di famiglia.

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