“Plis com tu itali,Rome & you?”

Rome&YouPrendo una breve pausa dalla questione ISIS, anzi Prima Guerra Globale, per trattare un tema che è più importante, e non mi riferisco alla “Barcaccia” in se ma ad un discorso molto più generale.

Le opere d’arte raccontano la storia dei popoli, le loro glorie, le loro cadute. I monumenti stanno li, fermi, apparentemente immutati per giorni, mesi, anni, secoli e non si perdono un secondo. Hanno visto puttanieri diventare papi, criminali diventare capi di stato e re trascinati nel fango, hanno rappresentato la ricchezza, e spesso sono stati figli della miseria, ma hanno sempre accolto nello stesso identico modo tutti imperatori e mendicanti; in questo i monumenti sono una forma altissima e lungimirante di redistribuzione della ricchezza e creazione di benessere.

A guardarli bene ci offrono sempre una fotografia dei tempi in cui sono stati realizzati ma anche, a volte soprattutto, una cronistoria precisa da quei tempi ai nostri. L’arte è scevra dalla sua attualità, anche quando il suo scopo è proprio cristallizzarla essa inevitabilmente la trascende o decade. Così, se c’è bellezza, essi precipitandola la sedimentano, e più quella bellezza è luce rarefatta di tempi bui più essi sono preziosi come il diamante è più prezioso del fango da cui è tratto.

E se il piscio, i falli e la mondezza li umiliano, pur nella decadenza vi sono mani bellissime e sapienti che li difendono, vengono immortalate in essi meglio di quanto saprebbe fare il grande artista che li ha scolpiti. Non sono incise nella pietra o nel marmo eppure ne alterano se non la forma certamente la sostanza. Cosa rappresentano quelle mani? Così come il piscio, la mondezza e i falli rappresentano la nostra decadenza quelle mani rappresentano la nostra voglia di rinascere.

L’Arte sarà sempre li, finché l’ameremo, finché non si spegnerà del tutto la nostra voglia di rinascere. Ma cosa dirà? Dipende. Se a raccontarla saranno il piscio, i falli e la mondezza ebbene essa sarà muta, a parlare saranno il piscio i falli e la mondezza che non sono arte, e pure parlano, ma il loro messaggio è invariabile, dice chiaramente “E’ Finita!” per la gioia dell’imperatore in visita e per la tristezza del medicante autoctono.

Ma finché delle mani agiranno basandosi su un’ idea che va oltre il presente,essa vivrà è starà nei sentimenti del re e del mendicante che potranno osservarla. Cosa dirà loro? Parlerà di se, parlerà della nostra storia e parlerà di quelle mani, perché anch’esse saranno nell’emozione, nello stupore e nella gioia che dà solo la bellezza, perché questo e ciò che vorremmo rendere eterno, non la pietra di cui è fatto il monumento che ne è il preziosissimo supporto, ma le emozioni, l’odore dei secoli, il sapore della vittoria, la gioia dell’ intelletto, il dolore della sconfitta, il peso di Annibale e la ricchezza di Creso. Queste cose, non le puoi mettere su un DVD, non puoi copiarle su un HD, solo l’arte può immortalarle ed anche trasferirle, ma solo da arte ad arte.

Vi rendete conto di quanto sia preziosa? In un sasso racchiudo secoli, con tutta la loro essenza, ogni lacrima, ogni gioia, ogni azione ha contribuito a fecondare quell’arte, provateci voi a piegare il tempo, conservare la vita e mettere da parte i millenni.

Se capissimo questo, capiremmo che siamo un popolo ricchissimo, e quel che abbiamo, se saremo anche un popolo saggio, lo condivideremo con gioia, quel che abbiamo sarà amore, non arroganza.

Ed invece ci lasciamo umiliare e, peggio ancora, ci fanno sentire,come popolo, inferiori. Ha senso tutto questo? E’ giusto tutto questo?

No, non lo è, ma è conseguenza di una decadenza culturale che è molte cose, ad esempio è “Rome & You” che è come “plis com tu itali”, forse più difendibile, ma figlio della stessa logica, marcia, decadente e corrotta. La cultura si difende nella cultura e la cultura di un popolo è prima di tutto la sua lingua, il che non vuol dire rifiutare le lingue altrui, e neanche cristallizzare la propria,  vuol dire rivendicare il suo diritto ad esistere, studiarla, apprezzarla, soprattutto usarla, e farlo possibilmente bene. Abbiamo perso migliaia di dialetti, ed anche molte lingue in Italia non se la passano bene. ISIS vuole distruggere la nostra cultura? Allora smettiamo di aver paura, ISIS sta già qua da un sacco di tempo.

Tiziano De Simone.

Un pensiero su ““Plis com tu itali,Rome & you?””

  1. Apprezzo soprattutto l’accenno alla lingua di un popolo… la lingua è un “monumento vivo” dinamico, che si adatta al contesto ma conserva in se traccia del passato, traccia delle culture che hanno attraversato quei territori. Interessarsi di archeologia significa ripercorrere una storia che non è solo locale, ma che partendo dalla cultura indoeuropea arriva fino ai… neomelodici (!)… e in tutto questo possiamo ritrovare quanto ci accomuna dagli altri popoli, non solo quello che ci caratterizza… come capire i tratti in comune tra Islam e Cristianesimo potrebbe contribuire a ravvicinare questi due mondi… certo è stato nel tempo molto più “semplice” cambiare e addirittura abbandonare le ideologie politiche che mutare il bisogno ancestrale di riconoscersi in una religione, ma forse anche qui bisognerebbe capire che si tratta di bisogno di spiritualità è che un’anima, se esiste, non ha colore…

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